Onore a Gian Piero Galeazzi, uomo dello sport popolare
Avevo incontrato Gian Piero Galeazzi di straforo e per caso, e l’impressione che dava era quella d’una persona senza fronzoli, poco problematica.
Data:
12 Novembre 2021
Avevo incontrato Gian Piero Galeazzi di straforo e per caso, e l’impressione che dava era quella d’una persona senza fronzoli, poco problematica. Ma veniamo ai fatti. Nel 2000 raggiungevo l’amico e collega Arturo Diaconale in un bar nei pressi di Viale Mazzini, e sull’uscio li beccavo entrambi a scambiarsi battute calcistiche con una combriccola di laziali. Infatti Galeazzi era tifoso della Lazio come Diaconale. Coglievo l’occasione per lanciare una battuta a Galeazzi, non certo sul calcio ma sul canottaggio, che di Bisteccone era stato lo sport praticato con grandi risultati. “Cosa consiglia Galeazzi a chi vuol risalire il Tevere in kayak sino alle sorgenti” la buttavo provocatoriamente. Galeazzi si rivolgeva a Diaconale in maniera perentoria “di’ al collega tuo amico di lasciar perdere, è una follia ed una fatica improba”. Ma ormai avevo già comprato a Portaportese un kayak usato, sul tipo di quelli in uso ai ranger canadesi, e con tanto di foglia d’acero stampata sopra: lungo il confine tra Lazio e Umbria, tra pagaiate forsennate , cadute in acqua, sconforto e senso di smarrimento, m’ero reso conto d’aver intrapreso la classica impresa senza senso. Invece credo Gian Piero Galeazzi avesse ben chiaro il senso della vita, ovvero che qualsiasi sport serve ad evitare le angosce, anche quelle che ci fabbrichiamo con le nostre mani per fuggire le amarezze delle vita. Ergo sarebbe oltremodo facile scrivere un coccodrillo su Bisteccone elencando che è stato giornalista sportivo, conduttore televisivo ed ex campione italiano di canottaggio. Certo fa un po’ strano che un tifoso sfegatato della Lazio facesse competizioni di canottaggio nel doppio (insieme a Giuliano Spingardi) per il Circolo Cannottieri Roma, ma il risultato era comunque bello: campioni italiani assoluti nel 1968. Lo conoscevamo tutti col soprannome di Bisteccone perché glielo aveva dato Gilberto Evangelisti, fratello del politico Diccì Franco Evangelisti (erano comunque tutti giornalisti). Era Bisteccone per stazza e forza, ma anche vero professionista del canottaggio: nel 1968 aveva partecipato insieme a Spingardi alle Olimpiadi di Città del Messico, quelle che noi tutti guardavamo su una tivù in bianco e nero e con le note di “Messico e Nuvole”.
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Foto LaPresse - Andrea Panegrossi 18/05/2019 - Roma, Italia. CRONACA Il compleanno di Giampiero Galeazzi sul Tevere presso il Circolo Canottieri Roma. Giampiero Galeazzi Photo LaPresse - Andrea Panegrossi 18/05/2019- Rome, Italy Giampiero Galeazzi's birthday on the Tiber
A scoprire il talento di cronista sportivo di Galeazzi era stato proprio Gilberto Evangelisti, che lo metteva alla prova proprio durante una Olimpiade, quella di Monaco di Baviera del 1972. Ma nell’immaginario sportivo italiano Gian Piero Galeazzi rimane legato alla storica Domenica Sportiva condotta da Paolo Frajese e poi a Mercoledì Sport. Di fatto Bisteccone era il grande inviato sportivo della Rai, nonché il conduttore di punta di 90º minuto. La sua mole abbinata ad un simpatico e scanzonato entusiasmo ne avevano fatto un fondamentale ingrediente dell’intrattenimento televisivo Rai. E solo gli appassionati di canottaggio possono rammentare la telecronaca firmata Galeazzi in occasione delle Olimpiadi di Seoul: quando Giuseppe e Carmine Abbagnale s’aggiudicavano le medaglie d’oro nel canottaggio. Galeazzi incarnava il senso popolare che dovrebbe caratterizzare qualsiasi sport. Forse il miglior modo per ricordarlo e salutalo sta’ nelle parole di Giuliano Spingardi, quando diceva che grazie al suo compagno di canottaggio, ed ai bei ricordi sportivi, aveva avuto “l’impressione di fermare il tempo”.
Ruggiero Capone
Ultimo aggiornamento
12 Novembre 2021, 17:27
F.I.C. Lazio